Cosa dicono di noi

IL CULTO DEI DEFUNTI

E’ stato detto che il grado di civiltà di un popolo si misura dal culto dei Defunti, che esso è capace di esprimere attraverso i riti, i gesti, le manifestazioni proprie della cultura e della tradizione. Da sempre, dunque, e in ogni parte della terra, sin dalle origini e fino ad oggi, il rispetto e la venerazione, che l’uomo esprime e gelosamente custodisce e tramanda, per i propri morti, sono parametri storici, filosofici e letterali, appunto cultura, per registrare il livello di una interiore e spirituale dimensione del credo religioso in ordine ad uno dei cardini fondamentali del mistero dell’umana esistenza: l’al di là, cioè oltre la morte!
Questa “fede”, e le espressioni, che la celebrano nella diversità delle religioni e delle culture entro cui essa si incarna e diventa visiva nei riti e nei gesti, possiamo definirla “universale”.
Se ci dovessimo fermare al cristianesimo primariamente come religione piuttosto che filosofia di vita, e specificamente alla tradizione occidentale nella Chiesa Cattolica, che l’ha custodita attraverso la Parola e i Sacramenti, allora ci è più facile osservare come questo “sentire” dell’uomo credente è davvero alle radici della sua fede codificata come atto dogmatico del CREDO della Chiesa: CREDO LA RESURREZIONE DEI MORTI E LA VITA DEL MONDO CHE VERRA’ (cfr. CCC,Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 680, Simbolo di Nicea-Costantinopoli)
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